CONFLITTO ARABO-ISRAELIANO (1)
Voglio approfondire la conoscenza del conflitto israelo-palestinese. Quindi alcuni dei prossimi post saranno miei appunti su questo tema che rappresenteranno le premesse da cui far derivare qualche riflessione utile in merito.
Inizialmente mi concentrerei sulle origini del conflitto che possono essere fatte risalire agli anni seguenti alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Sinteticamente, sino ad oggi, avevo sedimentato nella mia memoria il ricordo che gli Inglesi, alla fine del conflitto mondiale, “diedero” la Palestina al popolo ebraico vittima di terribili persecuzioni senza tanti riguardi per chi in quella terra già viveva. Vedremo quanto questa superficiale convinzione sia errata.
Sarà interessante capire a chi apparteneva la Palestina allora ma anche quali confini aveva e se era considerata un’entità autonoma (con delle istituzioni riconosciute e funzionanti anche se magari non democratiche). Ciò purtroppo ci potrebbe portare alla conclusione, in un certo senso crudelmente banale, che il tutto si riduce a due popoli (o popolazioni?) di cultura troppo diversa che volevano, vogliono e vorranno avere solo per sé lo stesso fazzoletto di terra. Un esproprio rallentato solo da una vittimistica inerzia-resistenza? Certo la Palestina (e soprattutto Gerusalemme) non è una pezzo di terra qualsiasi ma rappresenta il crocevia storico di alcune fra le più diffuse culture (scientifiche, filosofiche, religiose etc..) che il mondo conosca. Per questo motivo considero l’analisi del conflitto israelo-palestinese un’ottima cartina di tornasole delle contraddizioni che il nostro GlobalWorld presenta. In un certo senso, penso che errate politiche di alcuni dei governi più influenti, nei diversi periodi storici, hanno spesso prodotto in terra israelo-palestinese un certo numero di vittime (morti, orfani, sfollati, profughi, disoccupati, etc.); non come effetto diretto ma come una delle tante conseguenze che una decisione comporta. Ad esempio, la politica coloniale inglese (attuata durante il c.d. Mandato Britannico) ha prodotto un mostro a due teste con tendenze suicide, una “non soluzione” che sorvolava su gran parte dei principi democratici sui cui si basava già il Regno Unito di allora…non sono stati gli inglesi ad imporre agli israeliani di cacciare gli abitanti dei villaggi palestinesi pre-Israele (o, viceversa, a far fallire lo stesso tentativo da parte araba) ma hanno creato le premesse perché ciò avvenisse, o più generosamente non hanno fatto nulla affinché non accadesse.
Perché Gerusalemme non riesce a rappresentare un esempio positivo di coesistenza civile di culture diverse? Pensate quanta ricchezza morale consentirebbe di spendere in giro per il mondo una Gerusalemme in cui coabitassero, in civiltà e rispetto reciproco, ebrei, cristiani, musulmani, arabi, israeliani, africani, europei, americani, etc., etc. Esistono veramente dei vincoli affinchè quello in cui spero non sia ragionevolmente realizzabile?



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