CONFLITTO ARABO-ISRAELIANO (3)
PRIMA DEL 1948 (Seconda Parte)
Un vero progetto di autodeterminazione non fu preferito (anzi neppure considerato) anche perché i britannici avevano ormai intrapreso un percorso politico che tendeva a privilegiare la parte sionista rispetto a quella araba. C’erano motivi di opportunità strategica (da un punto di vista coloniale e di confronto con le altre potenze, soprattutto Francia e Germania) e motivi di maggior prossimità culturale (oggi si direbbe più “occidentale”). Dimostrazione della scelta fatta è il contenuto del Mandato del 1922 (vedi ad es. articoli 2, 4, 6, 9) che riprende nella sostanza la dichiarazione Balfour dandogli in più un riconoscimento internazionale attraverso l’avallo della Società delle Nazioni (che aveva ben poco a che vedere con l’ONU di oggi e ancor meno con un’auspicabile Organizzazione Internazionale che sostenga dei valori democratici) e riconoscendo come unico riferimento politico l’Agenzia Ebraica.Voler imporre però una soluzione lontana dalla realtà normalmente crea tensioni o veri e propri conflitti. Il caso della Palestina fra le due guerre mondiali non costituisce un’eccezione. Le ondate migratorie di ebrei in Palestina (anche per il modo in cui queste si sono concretizzate) in quel periodo hanno generato reazioni anche ingiuste da parte degli arabi. Occorre ricordare che gli ebrei allora immigravano in Palestina perché fuggivano da un’Europa in cui dilagava l’antisemitismo. Serve ricordarlo perché il contesto in cui avvengono i fatti non è costituito solo da elementi di natura estranea al soggetto principale del quadro ma ne costituisce semmai la fonte degli elementi caratterizzanti. Le tensioni fra arabi ed ebrei nel complesso (il che vuol dire non sempre, non in modo univoco) aumentarono sino al conflitto del 1947-48 anche perché il progetto di immigrazione sionista non si arrestò, non si limitò, e soprattutto non ebbe nessuna caratteristica di ricerca di una qualsiasi integrazione con la comunità araba ESISTENTE. Il disegno politico che portò alla proclamazione dello Stato d’Israele non può essere considerato una colpa. Fu una scelta, e in quanto tale comportò delle conseguenze visibili ancor oggi.



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