Discorso di un Presidente
Discorso di un Presidente
Mi riferisco a: http://www.whitehouse.gov/news/releases/2006/09/20060905-4.html
Il discorso del Presidente Bush del 05/09/06 ha una notevole rilevanza perché rappresenta la sintesi della strategia statunitense (vedi anche http://www.whitehouse.gov/nsc/nsct/2006) sulle problematiche mediorientali che influenzerà anche il nostro futuro prossimo (pur non avendogli dato delega in merito…).
Depurato il discorso dai toni elettoralistici (siamo prossimi alle elezioni di middle term) rimane la volontà di costruire un legame fra l’estremismo sunnita e quello sciita che vengono infatti definiti “different faces of the same threat” preparatorio di un possibile intervento in Iran. Il recente conflitto Israelo-Libanese ha indubbiamente “aiutato” una simile tesi. Da Hizbullah (citato ben 6 volte nel discorso) all’Iran il passo è breve.
La strategia anti-estremisti in cinque punti proposta da Bush la riassumerei così:
1) conferma del possibile ricorso ad attacchi preventivi;
2) impedire che outlaw regimes e terroristi si possano dotare di armi di distruzione di massa (ADM);
3) impedire che gli outlaw regimes supportino in qualsiasi modo gli integralisti;
4) impedire che il network dei terroristi occupino parti di un Paese non sufficientemente controllate o non completamente sotto la sovranità statale (riferimento malizioso perché implicito al Libano).
Quindi i primi quattro punti tratteggiano una politica puramente poliziesco-militare. Non viene proposta alcuna altra politica anche solo da attuare in parallelo alla prima. Come se la situazione in Medio Oriente non dipendesse in principal modo da fattori di tipo economico-sociale. Come se le motivazioni del suo mancato sviluppo non avessero agevolato il Terrorismo. Qui sta l’errore dell’amministrazione Bush, non propone politiche di sviluppo che possano essere accolte dai popoli che vorrebbe “redimere” e “convertire” alla Democrazia. Parlo di errore volendo ben pensare delle intenzioni illustrate nel discorso…
Non è dato, poi, capire dalle parole del Presidente secondo quale legge un regime possa e venga ad essere definito “outlaw”; secondo quale criterio si decide chi possa detenere ADM e chi no; e chi giudicherà cosa costituisce “supporto ai terroristi”.
Continuiamo a commettere lo stesso errore da cinque secoli a questa parte. Continuiamo, come “occidentali”, ad ergerci a difensori della Libertà e a civilizzatori a scapito di popoli più deboli. E arriviamo così al V° punto di Bush….
“Fifth, we're working to deny terrorists new recruits, by defeating their hateful ideology and spreading the hope of freedom -- by spreading the hope of freedom across the Middle East.” (Chi gli ha dato tanta autorità morale?) “For decades, American policy sought to achieve peace in the Middle East by pursuing stability at the expense of liberty. The lack of freedom in that region helped create conditions where anger and resentment grew, and radicalism thrived, and terrorists found willing recruits.” (Corretta l’autocritica ma la soluzione proposta rischia di far peggio)(…) ” “The experience of September the 11th made clear, in the long run, the only way to secure our nation is to change the course of the Middle East. So America has committed its influence in the world to advancing freedom and liberty and democracy as the great alternatives to repression and radicalism.” (ma quale prezzo devono pagare le popolazioni “beneficiarie”? Popoli ai quali fra l’altro non è stato chiesto alcun consenso…) ”We're taking the side of democratic leaders and moderates and reformers across the Middle East. We strongly support the voices of tolerance and moderation in the Muslim world.” (Come l’Arabia Saudita?)(…) “We're standing with Lebanon's young democracy against the foreign forces that are seeking to undermine the country's sovereignty and independence.” (A chi si riferisce? Ad Israele o alla Siria? o ad entrambi?).
Si giustificano così, per la necessità di conseguire il fine superiore della Democrazia e della sua sopravvivenza, i continui riferimenti allo stato di guerra presenti nel discorso (dove la parola “war” compare 18 volte) del Presidente, dando inoltre per scontato un consenso del Mondo Libero che io non rilevo affatto.
Per esempio, Bush dice: “Your presence here reminds us that we're engaged in a global war against an enemy that threatens all civilized nations. And today the civilized world stands together to defend our freedom; we stand together to defeat the terrorists; and were working to secure the peace for generations to come.” e più oltre aggiunge “Five years after our nation was attacked, the terrorist danger remains. We're a nation at war -- and America and her allies are fighting this war with relentless determination across the world.” E verso la fine, prima di introdurre il National Strategy for Combating Terrorism, rimarca con enfasi “America did not seek this global struggle, but we're answering history's call with confidence and a clear strategy.”
Non una parola sulla guerra civile in atto in Iraq e sulle difficoltà che la Coalizione incontra anche in Afghanistan. Capisco la necessità di non mostrare debolezze, ma qui si sconfina nell’omissione dai doveri di verità e trasparenza verso il proprio popolo.
L’imposizione del “punto di non ritorno”, implicita nei citati riferimenti allo stato di guerra globale che dovrebbe coinvolgere tutto il “Mondo Libero”, è per me da rigettare. Come ho cercato di spiegare in precedenti post non è, secondo la mia modesta opinione, questa la strada.
Dai terroristi-estremisti non posso aspettarmi nulla di buono mentre dall’America posso e devo aspettarmi di più. Gli americani devono e possono aspettarsi di più dal loro Governo.


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